Cinque haiku di Ishida Hakyō

蝉の朝愛憎は悉く我に還る
semi no asa aizō wa kotogotoku ware ni kaeru

mattino di cicale –
tutto il bene e il male
ritorna a me

Da: Gendai hairon-shū, Kawade Shobō Shinsha, 1983, p. 93

かりがねやのこるものみな美しき
karigane ya nokoru mono mina utsukushiki

oche selvatiche –
tutto ciò che resta
è stupendo

Da: Byōgan, 1946, p. 36

六月の女すわれる荒莚
rokugatsu no onna suwareru ara mushiro

mese di giugno:
una donna seduta
sopra un vecchio tatami

Da: Sengo no haiku, Shakai Shisō-sha, 1966, p. 198

風雲の少しく遊ぶ冬至かな
fū-un no sukoshiku asobu tōji kana

il vento e le nubi
si svagano un po’ –
solstizio d’inverno

Da: Shinsen haiku saijiki: fuyu, Meiji Shoin, 1976, p. 17

初蝶やわが三十の袖袂
hatsu chō ya waga sanjū no sode tamoto

prime farfalle –
le maniche
dei miei trent’anni

Da: Haiku nyūmon, Kadokawa Gakugei Shuppan, 1971, p. 90

Traduzioni dal giapponese di Luca Cenisi

Ishida Hakyō (1913-1969) è stato un poeta giapponese, allievo di Mantarō Kubota (1889-1963), nonché fondatore e direttore della rivista haiku Tsuru 鶴 (“Gru”).
Insieme a Katō Shūson (1905-1993) e a Nakamura Kusatao (1901-1983), viene oggi ricordato soprattutto per aver introdotto nei suoi lavori una maggiore soggettività e “umanità”.

Foto: Ishida Hakyō, Asahi Shinbun-sha, 1951

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