
秋雨や水底の草を踏わたる
akisame ya minasoko no kusa wo fumiwataru
pioggia d’autunno –
passo attraverso l’erba
sul fondo dell’acqua
Yosa Buson (1716-1784)
Da: T. Ogata (a cura di), Buson haikushū, Iwanami Shoten, 2001, p. 116
秋雨や我にひとしきかたつぶり
akisame ya ware ni hitoshiki katatsuburi
pioggia d’autunno –
così simile a me
una lumaca
Kobayashi Issa (1763-1828)
Da: R. Ōhashi (a cura di), Issa haiku zenshū, Shunjūsha, 1929, p. 458 Leggi tutto “Cinque haiku sulla pioggia d’autunno”


Per polisemia si intende, in semantica, la capacità di una parola di esprimere più significati contemporaneamente. Nella polisemia, i diversi significati che la parola assume sono correlati sia semanticamente sia etimologicamente: mostrano, quindi, una storia comune e un’affinità semantica. La polisemia gioca un ruolo importantissimo nell’economia linguistica, poiché si associa alla stessa parola significati diversi senza creare nuove parole: allo stesso lemma, dunque, attribuiamo significati simili a quello originario. Mentre la lingua giapponese è ricchissima di parole o espressioni polisemiche, le quali si ritrovano anche in molti componimenti, nelle poesie haiku redatte in lingua italiana tali termini, aventi più significati, sono piuttosto rari. 
Uno haiku che lega, armonizzandole tra loro, immagini appartenenti alla sfera umana e naturalistica mediante impiego di un registro espressivo semplice e diretto (kanso 簡素). Il riferimento stagionale proposto nel rigo finale colloca gli eventi in una finestra temporale che copre la fine dell’inverno e l’arrivo dei primi tepori primaverili, lasciando al lettore un certo margine interpretativo e ricostruttivo. La fragilità (seijakusei 脆弱性) dei germogli lega inesorabilmente questi ultimi alla tenera età del protagonista del kamigo 上五, del quale tuttavia ignoriamo il peso contributivo alla vicenda. L’aria che attraversa il flauto appartiene, infatti, proprio al bambino che si sta esercitando o ad un’ipotetica folata di vento che, per gioco del destino, ha prodotto un sibilo od una nota nel suo passare attraverso il becco e il corpo dello strumento? Indipendentemente dalla risposta al quesito, permane la fascinazione nel ricorso ad un’immagine – quella appunto del flauto – che appartiene all’infanzia di ogni lettore, riportando alla mente di quest’ultimo le ore di educazione musicale svoltesi tra i banchi di scuola. 
Con orgoglio e soddisfazione, posso finalmente informarvi che è uscita, per i tipi della Samuele Editore, la raccolta di tanka di Akiko Yosano intitolata Io sono un papavero. Ringrazio l’editore Alessandro Canzian per la fiducia accordatami in fase di concepimento e realizzazione e la co-curatrice Cristina Banella, per l’insostituibile aiuto e supporto su tutti i fronti, dalla revisione poetica al riscontro delle fonti originali in lingua giapponese.


