Cinque haiku di Akito Arima

人影のアウシュヴィッツへ行く花野
hitokage no Aushuvittsu e yuku hanano

l’ombra di un uomo
va verso Auschwitz –
campi in fiore

Da: Haiku, Vol. 53, Kadokawa Shoten, 2004, p. 217

梅雨深し本の表紙の草木染
tsuyu fukashi hon no hyōshi no kusakizome

stagione delle piogge –
la copertina del libro
macchiata d’erba

Da: fudemaka57.exblog.jp

春霞海よりイエスににたる人
harugasumi umi yori Iesu ni nitaru hito

foschia di primavera –
dall’acqua un uomo
che assomiglia a Gesù

Da: Einstein’s Century: Akito Arima’s Haiku, Brooks Books, 2001, p. 30

猫の子のどう呼ばれても答へけり
neko no ko no dō yobarete mo kotae e keri

il gattino –
comunque lo chiami
risponde

Da: Arima Akito, Kashinsha, 2002, p. 123

蛍火や遠流の島の深き闇
hotarubi ya enru no shima no fukaki yami

bagliori di lucciole –
il buio profondo
dell’isola dell’esilio

Da: Haidan, Honami Shoten, ottobre 2017, p. 52

Traduzioni dal giapponese di Luca Cenisi

Akito Arima (Osaka, 1930) è un poeta, fisico e politico giapponese. Avvicinatosi allo haiku nel 1946 grazie alla rivista Hototogisu ホトトギス (‘Cuculo’), si legò in seguito alla figura di Yamaguchi Seison (1892-1988) e alla rivista Natsukusa 夏草 (‘Erba estiva’).
Tra le sue principali raccolte, menzioniamo: Bokoku 母国 (‘Terra natia’) del 1972, Chimei 知命 (‘Cinquant’anni’) del 1982, Ten’i 天為 (‘Divina provvidenza’) del 1987, Jijun 耳順 (‘Sessant’anni’) del 1993, Bunkō 分光 (‘Spettro’) del 2007 e Yukkuri ikō ゆっくり行こう (‘Rallentiamo’) del 2015.
Viaggia spesso, dunque non è raro imbattersi in opere che menzionano luoghi stranieri famosi (ad esempio, la Torre Eiffel o Venezia), così come riferimenti (espliciti o appena suggeriti) a miti od eventi storici appartenenti diversi sistemi socio-culturali. Inoltre, numerosi suoi haiku offrono al lettore immagini tratte direttamente dalla tradizione cristiana e biblica.
Sebbene, specie nelle prime raccolte, sia possibile intravedere influenze surrealiste e moderniste nella sua poetica, a partire dalla fine degli Anni Ottanta si è assistito ad un parziale ritorno a canoni compositivi più “tradizionali”. I suoi scritti seguono infatti il “metro” classico e contemplano quasi sempre un chiaro riferimento stagionale.

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