Cinque haiku di Ōshima Ryōta

ものいはず客と亭主と白菊と
mono iwazu kyaku to teishu to shiragiku to

senza dire una parola
l’ospite, il padrone
e un crisantemo bianco

灯火を見れは風あり夜の雪
tomoshibi o mireba kaze ari yoru no yuki

attraverso la torcia
posso vedere il vento –
neve notturna

五月雨やある夜ひそかに松の月
samidare ya aru yo hisoka ni matsu no tsuki

pioggia di prima estate –
di notte la luna
furtiva tra i pini

高欄に鳥遠うして牡丹哉
kōran ni tori tōu shite botan kana

l’uccello
lascia la ringhiera:
una peonia

追はれては月にかくるる螢かな
owarete wa tsuki ni kakururu hotaru kana

quand’è inseguita
la farfalla si rifugia
nella luna

Traduzioni dal giapponese di Luca Cenisi

Ōshima Ryōta (1718-1787) è stato un poeta giapponese. Avvicinatosi allo haiku (rectius, haikai) poco più che ventenne, si interessò in particolare alla figura di Matsuo Bashō (1644-1694), seguendone i principi e cercando di ridare nuova linfa a questo genere poetico in un’insorgente epoca di stagnazione. Tra i suoi allievi ricordiamo la figura di Sugino Suikei (1754-1813), amico e compagno di viaggio; tra i suoi scritti merita invece una menzione particolare il Bashō ku kai 芭蕉句解 (‘Studio sugli [hai]ku di Bashō’) pubblicato nel 1759, vera e propria summa dei suoi studi e delle sue teorie letterarie sul lavoro del fondatore della Scuola Shōmon.

Immagine: Utagawa Hiroshige, Uccello e crisantemi (XIX secolo)

2 risposte a “Cinque haiku di Ōshima Ryōta”

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