Cinque haiku sui cani

寝た犬にふはとかぶさる一葉哉
neta inu ni fuwa to kabusaru hito-ha kana

un cane che dorme –
leggera, a coprirlo,
una foglia

Kobayashi Issa (1763-1828)

秋雨やよごれて歩く盲犬
akisame ya yogorete aruku mekura inu

pioggia d’autunno –
un cane cieco s’infanga
camminando

Murakami Kijō (1865-1938)

Da: Gendai nihon bungaku taikei, Vol. 95, Chikumashobō, 1968, p. 35 Leggi tutto “Cinque haiku sui cani”

Cinque haiku di Nakamura Kusatao

指にひびく末だ揺水の井戸清水
yubi ni hibiku mada yuremizu no ido shimizu

riverbera ancora sulle dita
l’acqua chiara e crespa
del pozzo

Da: fudemaka57.exblog.jp

日の丸は裏表なし冬朝日
hinomaru wa uraomote nashi fuyuasahi

la bandiera del Giappone
senza fronte né retro:
sole di un mattino d’inverno

Da: Nakamura Kusatao zenshū, Vol. 5, Misuzushobō, 1984, p. 460 Leggi tutto “Cinque haiku di Nakamura Kusatao”

La densità dell’ombra

Recensione della raccolta Fango di strada di Çlirim Muça, Albalibri Editore, 2010, pp. 166, Euro 12,00.

Fango di strada è una corposa raccolta di haiku dell’editore, poeta e scrittore di origine albanese Çlirim Muça. Essa consta infatti, di 145 componimenti¹, suddivisi in quattro sezioni (una per ciascuna stagione) e presentati al lettore in altrettante lingue: italiano, albanese, inglese e tedesco.
L’opera vanta inoltre una breve ma interessante nota introduttiva del poeta giapponese Ban’ya Natsuishi (Aioi, 1955) ed una prefazione di Pietro Tartamella, fondatore e Presidente dell’Associazione Cascina Macondo.
Gli scritti che compongono la silloge si caratterizzano per l’adozione di un registro espressivo asciutto e privo di artifici (kanso 簡素), capace di suggerire al lettore una pluralità di esiti interpretativi grazie all’elasticità poetica del dettato che, partendo dalla parola scritta, si dipana in infinite direzioni proprio in virtù dell’assenza di un unico indirizzo semantico. Leggi tutto “La densità dell’ombra”

Metodologia e limiti nel tradurre gli haiku

Per George Steiner, critico e saggista francese, tradurre non è solo un processo letterario di tipo traspositivo, quanto una vera e propria “esperienza esistenziale” (Après Babel, 1975). È innegabile, infatti, che il confronto con un testo straniero – ancor più se poetico – richiede una sensibilità particolare nell’approcciarsi allo stesso e la ricerca di una forma che, per quanto possibile, ne riesca a preservare il senso, pur con fisiologiche perdite sui fronti metrico, ritmico e in certi casi semantico.
Il legame che si viene a creare con lo scritto è per molti versi intimo e viscerale, e la versione che ne è frutto è nondimeno l’esito di un processo che, al di là delle competenze tecniche di decodifica, coinvolge il sentimento personale di chi traduce, dando vita così ad un’opera dotata a sua volta di dignità letteraria(1).
In tale contesto lo haiku 俳句 non fa eccezione. La sua estrema brevità, sebbene facilmente equivocabile ed interpretabile come “semplicità” espressiva, tende all’opposto a rendere conto al traduttore di una serie di limiti pressoché invalicabili. Leggi tutto “Metodologia e limiti nel tradurre gli haiku”