Il soggetto nella poesia haiku

Q: Buongiorno. Ho letto che nella poesia haiku l’impersonalità è essenziale, ossia il non ricorrere a riferimenti relativi al poeta, come ad esempio i pronomi. Personalmente non sono d’accordo, perché anche i grandi Maestri del passato li hanno usati (efficacemente, direi). Mi piacerebbe sentire il suo parere.

R: In merito all’argomento, che ho peraltro avuto modo di trattare diffusamente anche all’interno del saggio La luna e il cancello (cfr. L’annullamento dell’io, pp. 90-96), c’è da rilevare che effettivamente l’uso dei pronomi personali (così come di aggettivi e avverbi) dovrebbe essere ridotto al minimo in uno haiku. Eppure, come dice giustamente lei, molti grandi autori anche del passato (penso, tra tutti, a Kobayashi Issa e a Masaoka Shiki) ne hanno fatto uso nei loro scritti. Come si conciliano allora le due cose? Il punto non è, invero, cancellare la presenza del poeta – cosa peraltro estremamente difficile – quanto piuttosto far sì che la sua figura non catalizzi l’attenzione dello spettatore, allontanando quest’ultimo da una lettura che privilegi invece una perfetta, reciproca compenetrazione tra soggetto e contesto naturalistico, tra percipiente e percepito.
“Imparare dal pino ad essere un pino” significa riconoscere che, in partenza, esistono due termini di relazione distinti (il poeta e il pino) che, a seguito di un’immersione estetica/poetica sincera e non preconcetta, divengono un tutt’uno, pur conservando la propria identità. Anche la poetessa Momoko Kuroda ce ne dà conferma, sostenendo che «non c’è niente di male ad esser parte integrante del tema [trattato]. Non si tratta semplicemente di scrivere ‘sulla natura’, ma di raggiungere quella consapevolezza che anche noi siamo parte di essa» (A. Friedman, The Haiku Apprentice, 2006, p. 67).
D’altro canto, termini come ore 俺 (“io”) e waga 我が (“mio”) sono abbastanza frequenti anche nello haiku giapponese “classico”:

我庵や元日も来る雑煮売
waga io ya ganjitsu mo kuru zōni uri

il mio eremo –
il nuovo anno arriva anche
per chi vende zuppe

Kobayashi Issa

木の影や我が影動く冬の月
ki no kage ya waga kage ugoku fuyu no tsuki

ombre di alberi –
la mia trema
sotto la luna invernale

Masaoka Shiki

L’argomento “oggettività/soggettività” è da sempre aperto e oggetto di opinioni spesso contrastanti; Kaneko Tohta (1919-2018), profondo conoscitore dello haiku recentemente scomparso, rigettava una visione meramente oggettiva (kyakkan 客観) del mondo, in favore di uno sviluppo che comprendesse l’individuo (e la sua personalità) quale parte di un disegno poetico più ampio ed unitario.
Trovi una sezione di approfondimento sul tema anche al seguente link (in inglese): https://www.thehaikufoundation.org/forum_sm/index.php?topic=97.0.

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