Cinque haiku di Tsubōchi Nenten

桜散るあなたも河馬になりなさい
sakura chiru anata mo kaba ni narinasai

cadono i fiori di ciliegio –
anche tu devi diventare
un ippopotamo

Da: Gendai haiku shūsei, Rippūshobō, 1996, p. 320

バッタとぶアジアの空のうすみどり
batta tobu ajia no sora no usumidori

una cavalletta
salta nel verde tenue
del cielo asiatico

Ivi, p. 321

かまきりと結ぶ友情星月夜
kamakiri to musubu yūjō hoshizukiyo

stringendo amicizia
con una mantide religiosa:
notte stellata

Da: haisi.com/saijiki/kamakiri.htm

老犬をまたいで外へお正月
rōken o mataide soto e oshōgatsu

anno nuovo –
esco calpestando
un vecchio cane

Da: Haiku nenkan, Kadokawa Shoten, 1994, p. 202

晩秋の象のお尻の丸いこと
banshū no zō no oshiri no marui koto

tardo autunno –
il sedere rotondo
di un elefante

Da: Haiku, Vol. 54, Kadokawa Shoten, 2007, p. 149

Traduzioni dal giapponese di Luca Cenisi

Tsubōchi Nenten (1944-presente) è uno haijin giapponese, già professore presso l’Università di Bukkyo a Kyoto. Avvicinatosi allo haiku ai tempi del liceo, pubblicò alcuni suoi scritti all’interno della rivista Seigen 青玄 sotto la guida di Mikihiko Itami (poeta e fotografo molto vicino a Hino Sōjō). È stato inoltre editor della rivista Gendai haiku 現代俳句 dal 1976 (anno del suo lancio) al 1985, anno in cui fondò un proprio Gruppo e una propria rivista (Sendan 船団).
Profondamente interessato alla vita e alla poetica di Masaoka Shiki (1867-1902) e Natsume Sōseki (1867-1916), ha ricevuto numerosi riconoscimenti sia in Giappone che all’estero quale esponente di spicco dello haiku moderno.
Tra le principali pubblicazioni ricordiamo Haru no ie 春の家 (‘Residenza di primavera’) del 1976, Waga machi わが町 (‘La mia città’) del 1980 e Gekkō no oto 月光の音 (‘Suono al chiaro di luna’) del 2001, nonché le raccolte Tsubōchi Nenten kushū 坪内稔典句集 (‘Raccolta di haiku di Tsubōchi Nenten’) e Tsubōchi Nenten kushū – Parte 2, rispettivamente del 2003 e del 2007.
Di grande importanza per la comprensione dei suoi scritti è il concetto di katakoto 片言 (‘linguaggio imperfetto’ o ‘bambinesco’), ossia quel registro espressivo vago, frammentario – ma proprio per questo motivo “aperto” – tipico dei bambini che è in grado di sorprendere ed evocare immagini fantastiche, svincolandosi dai canoni e dalle convenzioni tradizionali.

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