Gli haiku e i kōan zen, di Antonio Sacco

Una proposta di relazione tra poesia haiku e pensiero zen, già pubblicata in lingua inglese su «Frogpond» Vol. 41:2 (estate 2018) con il titolo The Haiku and The Koan Zen.

Prendiamo qui in esame la relazione tra poesia haiku e kōan zen. Iniziamo ad analizzare come lo haijin si pone rispetto ad un oggetto, successivamente definiremo che cosa sono i kōan zen e in che misura essi si relazionano con gli haiku.
Un buon haiku deve essere un mezzo di meditazione per arrivare alla verità fondamentale; infatti chi compone un haiku non guarda ad un oggetto ma osserva come quell’oggetto. In altri termini, lo haijin si immedesima talmente tanto in un determinato oggetto da annullare la distinzione soggetto/oggetto.
Il poeta non deve descrivere ciò che vede, ma essere, in quel momento, ciò che descrive.
Lo haijin deve conseguire uno stato di “identificazione” così stretta con l’oggetto da annullare il proprio pensiero logico; quanto più uno haiku è profondo, tanto più esso rende l’idea di tale processo.
E proprio qui risiede la relazione con i kōan. I kōan sono racconti, enigmi, problemi senza soluzione, paradossi logici, che fanno toccare con mano quanto sia arduo lo sforzo razionale di penetrare la realtà ultima.
In un certo senso la creazione di uno haiku ha inizio quando viene portato a termine il lavoro sui kōan; è infatti il frutto maturo di una sospensione del pensiero logico, tale da permettere una completa identificazione del soggetto-artista con l’oggetto-descritto, spesso un paesaggio naturale in cui le stagioni e l’esperienza quotidiana si cristallizzano in un particolare significativo.
E qui ci si può ricollegare ad un tipo di componimento chiamato mondō:

Il mondō o mondōka (問答, “poema dialogico”) è un tipo di componimento poetico che deriva dalla pratica zen basata su una rapida domanda (spesso sotto forma di kōan) da pare del Maestro (rōshi) e la risposta del suo allievo. È costituito da due strofe, scritte rispettivamente da due autori: nella prima strofa abbiamo la domanda del Maestro, nella seconda la risposta dell’allievo. Va da sé che la risposta dovrebbe riflettere lo spirito zen prendendo ispirazione dalla Natura.

Da un punto di vista metrico il mondō è costituito da tre versi per ogni strofa per un totale di 19 sillabe per strofa o meno seguendo lo schema: 5/7/7 o, meno frequente, 5/7/5 sillabe. In sostanza due katauta scritti da due autori diversi e basati sulla istantaneità della composizione. Si differenzia, tuttavia, dal sedōka (che pure ha una struttura metrica simile) principalmente perché quest’ultimo è di norma scritto da un solo autore.

Ecco un mio esempio di mondō contenente un kōan zen:

Riposo estivo,
il sogno dura il tempo
di un acquazzone?

Presto son sveglio:
hanno uguale sapore
la vita e il sogno.

(Antonio Sacco)

Chiedere, in conclusione, a voi tutti amici haijin in che misura pensate a uno haiku come frutto di un kōan zen nella stesura dei vostri componimenti; se lo fate, e se questo vi aiuta nel processo di intima immedesimazione, rompendo, cioè, la barriera esistente tra soggetto poetante e oggetto osservato.

Immagine: Tsukioka Yoshitoshi, La luna attraverso una finestra crollata, 1886.

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