Cinque haiku di Hattori Ransetsu

石女の雛かしづくぞ哀れなる
umazume no hina kashizuku zo aware naru

ah… una donna
che non può avere figli
cura una bambola

一葉散る咄ひとはちる風の上
hito ha chiru totsu hito ha chiru kaze no ue

cade una foglia…
ecco! Ne cade un’altra
spinta dal vento

元日やはれて雀のものがたり
ganjitsu ya harete suzume no monogatari

Primo dell’Anno –
le vicende dei passeri
nel cielo limpido

名月や煙はひ行く水の上
meigetsu ya kemuri wa hi yuku mizu no ue

luna d’autunno –
il vapore scivola sull’acqua
brillando

身ひとつをもてあつかへる西瓜哉
mi hitotsu o moteatsukaeru suika kana

il cocomero
è in grado di badare
a se stesso…

Traduzioni dal giapponese di Luca Cenisi

Hattori Ransetsu (1654-1707) è stato un poeta giapponese di epoca Edo, proveniente da una famiglia di samurai di Awaji. Divenne allievo di Matsuo Bashō (1644-1694) intorno al 1673/1674, venendo presto annoverato tra i dieci allievi più significativi (‘I dieci saggi’ o jittetsu 十哲) della Scuola Shōmon. Alla morte del Maestro, divenne un monaco buddhista, continuando a comporre poesie dal proprio eremo. Il suo stile è caratterizzato da una profonda attenzione verso ogni essere vivente – lasciandosi “attraversare” dalle vicende che lo coinvolgono con cuore aperto e consapevole (aware 哀れ) – e da una visione del mondo che evidenzia fragilità dell’essere in relazione allo scorrere del tempo (shiori しをり).

Immagine: Yokoi Kinkoku, Tre poeti: Shiba Sonome, Hattori Ransetsu e Mukai Kyorai (XIX secolo)

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