Cinque haiku di Ozaki Hōsai

月夜戻りて長い手紙を書き出す
tsukiyo modorite nagai tegami o kakidasu

notte di luna –
rincasato, inizio a scrivere
una lunga lettera

Da: Bungaku no niji tatsu michi, Fujishoten, 1990, p. 332

 

雨の日は御灯ともし一人居る
ame no hi wa gohitomoshi hitori iru

giorno di pioggia:
resto da solo
alla luce della torcia

Da: Tōkō no rakugaki, Shunjū-sha, 1966, p. 32

 

一日物云はず蝶の影さす
ichinichi mono iwazu chō no kage sasu

senza dire niente
per tutto il giorno –
l’ombra di una farfalla

Da: Ozaki Hōsai, Ōfū-sha, 1967, p. 153

 

マッチの棒で耳かいて暮れてる
machi no bō de mimi kaite kureteru

stuzzicando l’orecchio
con un fiammifero,
cala l’oscurità

Ivi, p. 245

 

大木にかくれて雪の地蔵かな
taiboku ni kakurete yuki no jizō kana

nascosto
da un grande albero:
Jizō* di neve

*Le statue di Jizō (o Kshitigarbha) sono raffigurazioni dell’omonimo bodhisattva, protettore dei morti e dei viaggiatori, e per questo molto spesso frequenti lungo le strade.

Da: Hōsai to Santōka, Fusei-sha, 1992, p. 30

 

Traduzioni in italiano di Luca Cenisi

Ozaki Hōsai (1885-1926) è stato un poeta giapponese, vicino a Ogiwara Seisensui (1884-1976) e al movimento dei jiyūritsu haiku 自由律俳句 (“haiku a ritmo libero”).
I suoi scritti, permeati da un profondo senso di solitudine e impermanenza – risultato anche di una vita di abuso di alcool e salute precaria, nonché di volontario isolamento negli ultimi anni – seguono infatti, nella maggior parte dei casi, una metrica libera e sono spesso privi di riferimento stagionale.
Segno di questo stile non convenzionale, talvolta ironico, è la raccolta Daikū 大空 (“Il vasto cielo”), pubblicata nello stesso anno della sua morte e successivamente rivista ed ampliata nel 1956.

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