Su fili di neve

Commento critico allo haiku di Maria Carmela, pubblicato sulla pagina Facebook del Gruppo di studio sullo haiku il 17 novembre 2018.

neve d’autunno –
sul vecchio telaio un ragno
intreccia i fili

Questo haiku di Maria Carmela si caratterizza per il ricorso ad un lessico semplice e mai pretestuoso, che contribuisce a rendere ancor più chiara e coinvolgente la giustapposizione (toriawase 取り合わせ) tra le due immagini presentate.
La prima neve del rigo d’esordio esalta, così, un fascino sobrio e malinconico, recuperando tanto lo spirito classico del sabi 寂 (la bellezza di ciò che è “patinato” dal tempo) quanto una dimensione di solitaria contemplazione (wabi 侘び).
L’“irregolarità” (fukinsei 不均斉) delle forme, direttrice particolarmente ricorrente in queste costruzioni poetiche, cede tuttavia il passo ad una visione più “omogenea” e regolare, alle naturali geometrie della tela di un ragno che, con paziente perizia, dà compimento al proprio lavoro.
L’armonizzazione tra le due parti dello scritto (ku 句) avviene a più livelli: materico, innanzitutto, laddove la neve d’autunno pare evocare inequivocabilmente un evento discreto e “sottile” (hosoi 細い), esattamente come il filo prodotto dal ragno; cromatico, giacché l’albedine (shiromi 白み) della neve rimanda senza troppe intermediazioni al candore e alle trasparenze della tela; fonetico, infine, posto che l’allitterazione della lettera “n” (“neve d’autunno” / ”un ragno intreccia”) dona un senso di continuità anche sonora al testo nel suo complesso, contribuendo ad appiattire ogni acutezza proprio come fa un manto innevato su un terreno ricco di asperità.
L’unificazione tra elementi prettamente naturalistici e dimensione umana viene infine presentata dall’autrice nel distico finale, dove il “vecchio telaio” funge da terreno di equiparazione tra due entità biologicamente diverse (l’uomo e il ragno) legate da un’azione (il tessere la tela) che ne riduce le distanze, favorendo una visione equanime (chūwa 中和) e profondamente empatica (cfr. l’estetica del mono no aware 物の哀れ).
Il conteggio sillabico segue le regole metriche, con sinalefe interversale a cavallo dei vv. 2-3. Lo stacco (kire 切れ) è reso graficamente mediante il ricorso alla lineetta, creando uno spazio (ma 間) – impercettibile, eppure chiaramente riconoscibile – nel quale sono libere di riverberare le suggestioni del lettore (yoin 余韻).
Uno scritto, dunque, ben riuscito sotto molteplici angoli prospettici, grazie anche al lavoro di rilettura di Corrado Aiello (amministratore del Gruppo Facebook), che ha fornito all’autrice uno spunto efficace per il confezionamento del rigo finale.

Foto: George Hodan, Cobweb (part.)

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