Cinque haiku di Santōka

酔うてこほろぎと寝ていたよ
yōte kōrogi to nete ita yo

ubriaco
mi sono addormentato
con i grilli

 

よい宿でどちらも山で前は酒屋で
yoi yado de dochira mo yama de mae wa sakaya de

bella locanda:
da entrambi i lati, i monti,
di fronte, il negozio di liquori

 

ほろほろ酔うて木の葉ふる
horohoro yōte konoha furu

ubriaco
cadono le foglie
ad una ad una

 

秋の夜や犬からもらったり猫にあたえたり
aki no yo ya inu kara morattari neko ni ataetari

sera d’autunno –
prendo dal cane
e do al gatto

 

食べるものがなければないで涼しい水
taberu mono ga nakereba nai de suzushī mizu

c’è ancora
qualcosa da mangiare –
acqua fresca

 

Taneda Santōka (1882-1940) è stato un poeta e monaco giapponese, esponente di spicco dei jiyūritsu haiku 自由律俳句 (“haiku a forma libera”). Fortemente influenzato dall’opera letteraria di Ogiwara Seisensui (1884-1976), divenne editor della rivista Sōun 層雲 (fondata dallo stesso Seisensui) nel 1916.
Avvicinatosi al buddhismo Zen dopo un tentato suicidio, venne ordinato monaco nel 1925. Sette anni più tardi, nel 1932, pubblicò la prima raccolta di haiku (Hachi no ko 鉢の子).
Lo stile dei suoi componimenti (quasi 8.400, di cui però solo 800 racchiusi nelle 7 raccolte edite durante la sua vita) è semplice, diretto e privo di artifici retorici ed espressivi, componendo su tematiche peculiari come il sakè, la morte e la Via dello Zen.
Durante la propria esistenza, Santōka era solito ripetere di essere capace in tre sole attività: camminare, bere sakè e scrivere haiku («assaporare il vero gusto del sakè è la mia via per raggiungere la comprensione del tutto»).
Morì nel sonno il 10 ottobre 1940, all’età di 57 anni, nella città di Matsuyama.

Traduzioni di Luca Cenisi.

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