
静かなる午前を了へぬ桐一葉
shizuka naru gozen o oenu kiri hitoha
la mattina
termina serenamente –
una foglia di paulonia
Da: Haiku kenkyū, Vol. 9, 1942, p. 86
マンホールの底より声す秋の暮
manhooru no soko yori koe su aki no kure
una voce
dal fondo del tombino:
crepuscolo d’autunno
Da: Shinsen haiku saijiki: Aki, Meiji Shoin, 1976, p. 30 Leggi tutto “Altri cinque haiku di Katō Shūson”




In quest’opera, l’elemento che colpisce immediatamente il lettore è, naturalmente, la disposizione del testo (waritsuke 割付け). La circolarità del messaggio – qui enfatizzata dall’assenza di marcature segniche e, dunque, di un punto di partenza prestabilito – viene infatti esteriorizzata attraverso una sorta di ensō 円相 poetico che esalta il vuoto centrale, ossia il punto di convergenza dei singoli elementi che lo costituiscono. L’okra o gombo (okura オクラ) è una pianta originaria delle regioni tropicali e subtropicali (in Italia si trovano massicce coltivazioni soprattutto in Sicilia) che fornisce frutti molto nutrienti e dal gusto leggero; questi si sviluppano subito dopo la fioritura, che avviene in tarda primavera. Qui, ad ogni modo, il riferimento stagionale è ben definito: la piantina viene eradicata al sopraggiungere dell’inverno (fuyu 冬), ma non ci è dato sapere se per un travaso o perché inutile o malata. La sua sorte è avvolta nel mistero, esattamente come l’eco di un zengo no kire 前後の切れ primigenio che si amplifica esponenzialmente ad ogni lettura. 


