Cinque haiku di Asuka Nomiyama

日暮れては何処も地の果て天の川
higurete wa doko mo chi no hate amanogawa

quant’è vasta la terra
dopo il tramonto –
la Via Lattea

Da: Gendai haiku zenshū, Rippū Shobō, 1977, p. 274

花散りしあとに虚空や曼珠沙華
hana chirishi ato ni kokū ya manjushage

il cielo vuoto
dopo la caduta dei fiori –
gigli rossi

Da: Haiku no miryoku, Kadokawa Shoten, 1980, p. 124

胸の上聖書は重し鳥雲に
mune no ue seisho wa omoshi tori kumo ni

il peso della Bibbia
sul mio petto –
gli uccelli tra le nubi

Da: Gappon haiku saijiki, Kadokawa Shoten, 1974, p. 169

火を投げし如くに雲や朴の花
hi o nageshi gotoku ni kumo ya hō no hana

le nuvole
simili a fiammate –
fiori di magnolia

Da: Haiku sahō nyūmon, Kadokawa Gakugei Shuppan, 1993, p. 92

春愁は人なき都会魚なき海
shunshū wa hito naki tokai uo naki umi

tristezza primaverile –
una città senza persone,
un mare senza pesci

Da: Haiku kenkyū, Vol. 37, 1970, p. 90

Traduzioni dal giapponese di Luca Cenisi

Asuka Nomiyama (1917-1970) è stato un poeta giapponese originario di Nōgata (prefettura di Fukuoka), nonché allievo di Takahama Kyoshi (1874-1959). Si avvicinò al gruppo Hototogisu ホトトギス nel 1945. Da sempre di salute precaria, morì a causa delle complicazioni di una malattia polmonare il 26 febbraio del 1970.
Tra le sue principali raccolte, ricordiamo: Manjushage 曼珠沙華 (‘Gigli rossi’) del 1950, Tenba 天馬 (‘Il cavallo alato’) del 1954 e Unmei 運命 (‘Il fato’) del 1962.

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