Dalla vetta (Sanchō kara 山頂から)

Una poesia di Ono Tōzaburō (1903-1996) tratta dalla raccolta Il canto del sole (Taiyō no uta 太陽のうた) del 1967.

山にのぼると
海は天まであがってくる
なだれおちるような若葉みどりのなか。
下の方でしずかに
かっこうがないている。
風に吹かれて高いところにたつと
だれでもしぜんに世界のひろさをかんがえる。
ぼくは手を口にあてて
なにか下の方に向かって叫びたくなる。
五月の山は
ぎらぎらと明るくまぶしい。
きみは山頂よりも上に
青い大きな弧をえがく
水平線を見たことがあるか。

yama ni noboru to
umi wa ten made agatte kuru
nadare ochiru yōna wakaba midori no naka.
Shita no katade shizuka ni
kakkō ga naite iru.
Kaze ni fukarete takai tokoro ni tatsu to
dare de moshi zen ni sekai no hirosa o kangaeru.
Boku wa te o kuchi ni atete
nani ka shita no kata ni mukatte sakebitaku naru.
Gogatsu no yama wa
giragira to akaruku mabushī.
Kimi wa sanchō yori mo ue ni
aoi ōkina ko o egaku
suiheisen o mita koto ga aru ka.

Scala la montagna
e il mare salirà fino al cielo
inondando ogni cosa con una valanga di verdi foglie.
Più in basso un cuculo
canta placidamente.
In piedi a tale altezza, accarezzati dal vento,
chi potrebbe non pensare alla vastità del mondo?
Chiudo la bocca con la mano
spinto dal desiderio di urlare verso la vallata.
I monti di maggio
hanno una luce accecante.
E tu, hai mai visto l’orizzonte
tracciare il suo grande arco azzurro
al di sopra della vetta?

Traduzione in italiano di Luca Cenisi.

Immagine: Kubota Beisen, 1891.

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