Il fiore e l’iperbole

Recensione del libro Gli haiku del viandanteHanafubuki di Massimo Baldi (L’ArgoLibro, 2018, pp. 130, Euro 12,00).

Gli haiku del viandanteHanafubuki (花吹雪, ossia “tormenta di fiori di ciliegio”) è una raccolta di 112 haiku composti da Massimo Baldi, con traduzione (in lingua giapponese), revisione e impaginazione a cura di Junko Nomura e Mascha Stroobant.
Baldi è una figura già nota nel panorama culturale italiano, specie in quello favolistico e poetico; con questa silloge – ultima sua fatica letteraria – egli riconferma dunque al pubblico ottime doti compositive, attraverso un linguaggio chiaro, immediato ma mai “semplicistico”, capace di offrire, secondo le parole del prefattore Francesco Sicilia, «una nuova consapevolezza che potremmo definire lenta e attenta». E in effetti, prendendo le mosse dal dato naturalistico, l’autore non procede ad una sua contaminazione soggettiva, ma ne enfatizza la componente universale secondo un processo di immersione (tanbi 耽美) che diviene unificazione e non stratificazione. L’individuo-poeta (lo haijin 俳人), in altri termini, lungi dall’appropriarsi delle figurazioni che popolano la sua esperienza, si lascia da queste “attraversare”, scientemente e serenamente, senza indirizzarne il flusso, anzi lasciando che esse riverberino all’infinito per alimentare nuove suggestioni in altri spettatori, e segnatamente in noi lettori:

今朝は手に花びらひとつ枝は百
kesa wa te ni hanabira hitotsu eda wa hyaku

questa mattina –
solo un petalo in mano
tra cento rami

«“Imparare” significa entrare nell’oggetto e percepire la sottigliezza [del sentimento] che vi è racchiusa», era solito ripetere Bashō (Sanzōshi, 2b), ma tale processo di apprendimento coinvolge attivamente tanto l’autore quanto il lettore, il quale gioca parimenti un ruolo fondamentale nella valorizzazione dello scritto; non a caso, Donald Keene, nella sua Letteratura giapponese (Firenze, 1958) parla dello «schema di un’opera le cui rifiniture sono compiute dal lettore, come avviene nella pittura […], ove pochi tratti di pennello devono riuscire ad evocare un intero mondo» e dove, in assenza di un osservatore che faccia proprio il messaggio incorporato nell’opera d’arte, verrebbe necessariamente meno quest’ultima.

Gli haiku del viandante sono permeati da un generale senso di leggerezza (karumi 軽み), che ben si lega ad un lessico asciutto e, a tratti, elementare. E proprio il lessico opera, di fatto, come mezzo di “riduzione del rumore” causato dall’inevitabile sovrapposizione di sentimenti individuali del poeta, sentimenti che, come già detto, non si sedimentano comunque in forme esatte e rigide, esaltando, al contrario, una fluidità e una mobilità di percezione decisamente apprezzabili, come nello haiku che segue:

麦の畝東風吹いて夕遅し
mugi no une toufū fuite yū ososhi

solchi nel grano –
un vento spira da Est
a tarda sera

Da un punto di vista stilistico-formale, Baldi ricorre prevalentemente alla tecnica della toriawase 取り合わせ, ossia della giustapposizione (rectius, “combinazione”) tra due immagini distinte, variando, a seconda delle circostanze, l’inclinazione prospettica, onde recuperare una forma armonizzante tra le suddette o, all’opposto, un ribaltamento non di rado simbolico:

夜汽車にて一杯のびん揺れてまだ落ちず
yogisha nite ippai no bin yurete mada ochizu

di notte in treno –
la bottiglia vuota
non cade ancora

Lo stacco (kire 切れ) – in genere collocato tra il primo e il secondo verso – viene reso graficamente mediante il ricorso alla lineetta (“–”), mentre il conteggio sillabico segue una valutazione di tipo metrico che non disdegna, occasionalmente, espedienti formali quali lo ji amari 字余り (“aggiunta di segno”) o lo ji tarazu 字足らず (“mancanza di segno”), volti a “far respirare” le esigenze espressive del singolo caso senza produrre una rottura delle regole poetiche (yakusokugoto 約束事).

In linea con quanto affermato dalla Nomura nelle “Note di traduzione”, Gli haiku del viandante posso dunque essere considerati, a tutti gli effetti, le tappe di un viaggio che è al contempo un cammino di ricerca interiore e un mezzo di ritorno alle origini, alla natura; un sentiero già compiuto dall’autore e ora aperto al nostro sguardo che merita di essere percorso in rigoroso silenzio, onde permettere alle pietre miliari a bordo strada di riflettere un principio di unità, forse frammentario e fugace, ma indubitabilmente vero e, a conti fatti, intimamente umano.

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