Il segno delle piccole cose

Nota introduttiva alla raccolta In ogni uomo un haiku di Antonio Sacco (Arduino Sacco Editore, 2015, pp. 56, Euro 9,90).

La raccolta In ogni uomo un haiku di Antonio Sacco riunisce oltre duecento componimenti, tutti accomunati da un’attenzione al dato naturalistico che, tuttavia, non si esaurisce nell’oggetto contemplato, ma si propaga fino ad abbracciare le più intime sensazioni dell’osservatore, dello haijin.
Al fascino delicato (shiori しをり) e, a tratti, malinconico di alcuni haiku, se ne contrappongono altri decisamente più “forti”. Non si tratta, tuttavia, di una forza brutale, impositrice od autoreferenziale (cosa che inevitabilmente spezzerebbe l’armonia stessa di questo genere), quanto piuttosto di un vigore poetico assimilabile all’impronta dei Maestri di ukiyo-e 浮世絵, nei cui tratti si ravvisa sempre una qualche indicibile ma chiara geometria. E come questa geometria, pur andandosi a definire nelle profondità del vuoto, abbisogna pur sempre di un gesto deciso, di una traccia, per farsi testimone del mistero (yūgen 幽玄), così le parole dell’Autore, lungi dal voler rappresentare un’idea, vi si identifica puramente e semplicemente, legandosi alle cose per immedesimazione e non per significato.
Recita Chuang-tzu: «Ogni cosa ha la sua verità; ogni cosa ha la sua possibilità.» Questa regola, immutabile nell’incessante mutevolezza del mondo, non potrebbe trovare miglior conferma nei versi di Sacco, laddove ogni oggetto – anche quello all’apparenza più insignificante – reca in sé il germe di quel sentimento naturalistico (kikan 季感) che costituisce il fondamento stesso del genere haiku. Le immagini si legano armoniosamente tra loro, contribuendo a tratteggiare un percorso di riscoperta (allo stesso tempo umana e poetica) che abbisogna di ogni sua componente per potersi definire realmente “cammino”.
In ogni uomo un haiku presenta, quindi, un gran numero di situazioni reali e vissute, ciascuna delle quali ha il suo portato emotivo e il suo sentimento stagionale, unico ma intimamente connesso con gli altri, secondo una traiettoria circolare che non conosce principio e non conosce fine. In questa circolarità (del tutto simile a quella del poeta-eremita che si allontana dal mondo solo per farvi nuovamente ritorno, arricchito dell’esperienza dello shizen 自然), si ravvisano tutti i valori estetici propri del genere haiku, come lo hosomi 細身, ovvero quel filo sottile che lega l’uomo al cuore dell’oggetto del suo poetare e che nel seguente componimento trova la sua massima espressione:

Falce di luna
sembri una parentesi
sottilissima

Qui il poeta non intende sottolineare solo il sottile legame tra uomo e realtà, ma anche quello che esiste tra parola e idea. Nello haiku, infatti, non c’è spazio per ricostruzioni interpretazioni; esso è al contempo significante e significato, e non intende dire nulla più di ciò che di fatto dice. Ma è proprio nella sua disarmante e insolubile immediatezza che risiede il valore di questo genere poetico, il quale nasce dal silenzio e si spegne nei silenzio rivelando a poco a poco un mondo più vasto e più vero di quello che potrebbe essere descritto a parole.
Accanto alla “sottigliezza” vi è poi un altro valore estetico che ricorre con una certa frequenza nell’opera. Si tratta del mono no aware 物の哀れ, ossia dì quella capacità di lasciarsi “attraversare” dalle cose del mondo, il quale si sostanzia in un registro espressivo aperto ed compassionevole, volto ad abbracciare ogni più piccolo aspetto del reale senza giudizi di valore o preconcetti. Significativo, in tal senso, il seguente haiku:

Luna velata
solo una cicala
in questa notte

Qui, come peraltro nella maggior parte dei componimenti, l’Autore mostra un’attenzione al particolare che non si attesta solo alla vista, ma abbraccia tutti e cinque i sensi, secondo un processo di immedesimazione nel quale non vi sono più un soggetto percipiente e un oggetto percepito, ma un’entità unificata nel fūryū 風流 (il “soffio vitale”, paradigma dell’esperienza estetica). Sotto un profilo prettamente formale, i componimenti de In ogni uomo un haiku aderiscono perfettamente al modello 5-7-5, con sporadiche eccezioni e nel rispetto di un conteggio sillabico che oscilla liberamente tra quello ortografico e quello metrico. II riferimento stagionale è presente in quasi tutti i componimenti ed è sempre capace di esaltare un sentimento naturalistico genuino e sincero. Chiaro e puntuale anche l’impiego della punteggiatura in sostituzione dei “caratteri che tagliano” o kireji 切れ字, laddove la tecnica stilistica prediletta dall’Autore pare essere quella della “combinazione” (toriawase 取り合わせ), nella forma armonizzante della torihayasi 取はやし.
La raccolta rappresenta dunque, a conti fatti e ad avviso di chi scrive, una prova di sicuro valore e di notevole interesse letterario, segno tangibile di un impegno rivolto non soltanto al dato stilistico-formale, ma anche (e soprattutto) a quello sostanziale, al significato profondo dello haiku, che è poi un non-significato, il punto zero di quel «cerchio naturale tracciato da alcun compasso» di cui parla Chiang-tzu e dal quale ogni cosa ha avuto origine.

Una risposta a “Il segno delle piccole cose”

  1. Una “lettura magistrale”, che è anche una lezione sui principali paradigmi dello haiku per chi, come me, ha bisogno ancora di capire più a fondo i caratteri della poesia orientale. Sull’autore, mio conterraneo della provincia salernitana, la conferma del suo valore indiscusso come studioso e interprete di quel mondo.

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