Albicocca: uno haibun di Andrea Cecon

Questo è sicuramente il più piccolo monaco buddista che abbia mai visto. Quanto entra da solo nella stanza per un controllo audiometrico, lo faccio accomodare sorridendogli. Rasato a zero nel suo saio color porpora, non apre bocca per tutto il tempo: avrà tra i sei e i sette anni.
Con dei piccoli cenni dà le risposte adeguate durante l’esame ed infine viene certificata l’assenza di una ipoacusia. Probabilmente è stato mandato qui da qualche monaco di rango superiore. A fine esame, mi congratulo con lui in inglese e gli comunico che non ci sono problemi, ma lui continua a non parlare osservando la massima serietà e compostezza. Forse non parla inglese.
Su di un angolo del tavolo, vedo il cartoccio che il dr Namgyal ha lasciato a me e ai miei colleghi, pieno di albicocche secche provenienti dal suo albero: la loro dolcezza è irresistibile. Decido di condividerle con il mio piccolo ospite offrendogliene una. Lui accetta l’offerta ma con mio stupore, mentre tiene l’albicocca in una mano, lo vedo entrare in una lunga e silenziosa contemplazione. Infine, lanciandomi un rapido sguardo, le dà una strofinata sul saio e la nasconde in una piega al suo interno.

tempio buddista
il vento si riprende
il lungo mantra

Fonte: A. Cecon, Cartoline da Kiev. Haibun scelti, Edizioni Progetto Cultura, 2017, p. 19.

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