L’onomatopea nella poesia haiku

Nello haiku tradizionale è piuttosto facile imbattersi in componimenti che fanno uso dell’onomatopea. Quest’ultima – anche detta fonosimbolo – consiste, com’è noto, in elementi lessicali (cioè parole o gruppi di parole) volti a riprodurre foneticamente un dato elemento o azione (ad esempio, tic-tac, bau bau).
Reginald Horace Blyth (1898-1964), nel primo volume della sua opera magna intitolata semplicemente Haiku¹, parla proprio del ricorso all’onomatopea da parte di grandi maestri del passato, distinguendo tra tre macro-categorie:

          1. parole che rappresentano in maniera diretta un suono mediante l’uso della voce (ad esempio ‘caw caw’ かーかー, ossia il gracchiare del corvo);
          2. parole che rappresentano un dato movimento od altra sensazione fisica diversa dal suono (ad esempio, ‘uro-uro’ うろうろ, cioè il vagare frenetico di chi è agitato);
          3. parole che rappresentano stati d’animo o moti psicologici od emotivi (ad esempio, ‘moya-moya’ もやもや, cioè il rimuginare su qualcosa).

Di seguito, altrettanti haiku di haijin celebri in cui è presente l’onomatopea:

ざぶざぶと暖き雨ふる野分哉
zabuzabu to danki ame furu nowaki kana

splish, splash…
scende una calda pioggia:
tempesta d’autunno

Kobayashi Issa (1763-1828)

春の海終日のたりのたり
haru no umi hinemosu notari notari kana

mare di primavera,
sale… scende…
per tutto il giorno

Yosa Buson (1716-1784)

あひびきがのろのろ歩く蓮の花
aibiki ga noronoro aruku hasu no hana

gli amanti
camminano lentamente
fiori di loto

Hino Sōjō (1901-1956)

Di fatto, la classificazione operata da Blyth, approfondita da William J. Higginson (1938-2008) nel suo Haiku Handbook², raggruppa per categorie una suddivisione già presente nella lingua giapponese, che distingue le onomatopee in gitaigo 擬態語 (stati o condizioni non legate ad un vero e proprio suono, ma a certi tipi di movimento), giongo 擬音語 (suoni prodotti da oggetti inanimati, come pietre, pioggia, ecc.), giseigo 擬声語 (suoni prodotti da esseri viventi, come animali o persone). Quali subcategorie dei giongo abbiamo dunque i gijougo 擬情語 (ideofoni di stati d’animo e sentimenti) e i giyougo 擬容語 (ideofoni di movimenti e azioni).

Oltre al loro rilievo semantico e alla loro capacità di trasmettere sensazioni in maniera ancor più immediata – in quanto legata ad una rappresentazione sonora che opera per analogia diretta – le onomatopee presenti negli haiku tradizionali rilevano nondimeno sotto l’aspetto segnico, posto che sovente già nei loro tratti e nella loro reiterazione (specie nel caso della forma doppia³) sono in grado di veicolare un dato gesto o suono.

Queste parole o locuzioni, come detto, sono ovviamente presenti anche nella lingua italiana e, sebbene poco utilizzate nella pratica attuale, possono produrre di fatto esiti decisamente interessanti:

giorni di pioggia
i rospi gracidano
cra cra cra cra cra

Marco Pilotto (Gruppo di studio sullo haiku, 11 novembre 2016)

notte in campagna –
nel silenzio un grillo
col suo cri-cri

Rosa Maria Di Salvatore (Otata n. 27, marzo 2018)

Note:

¹ R.H. Blyth, Haiku. Volume 1: Eastern Culture, The Hokuseido Press, 1949, pp. 366-371.
² W.J. Higginson, P. Harter, The Haiku Handbook. How to Write, Share and Teach Haiku, Kodansha International, 1989.
³ Le onomatopee, nella lingua giapponese, possono essere classificate in base a tre forme grammaticali: la forma doppia (ad esempio, noronoro のろのろ), la forma che termina in to と e quella che termina in ri り.

Immagine: Keisai Eisen (XIX secolo)

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