Oltre lo stile

Prefazione alla raccolta di Antonella Tissot, Cha no yu e fiori sdraiati sul tatami, Roccafranca, La Compagnia della Stampa Massetti Rodella Editori, 2016, pp. 88, Euro 12,00.

Cha no yu di Antonella Tissot è il risultato tanto di un processo linguistico semplice e lineare quanto di uno studio attento delle origini e dei valori estetici fondamentali dello haiku. La suddivisione dell’opera in quattro Sezioni – una per ciascuna stagione – non vuole rappresentare una mera classificazione formale degli eventi, quanto piuttosto quel cammino circolare di ricerca che, partendo dall’individuo-poeta (Io haijin 俳人), torna a quest’ultimo arricchito di quella verità poetica che costituisce, in ultima istanza, la cifra più significativa di questo genere. Si tratta, naturalmente, del fūryū 風流, termine mutuato dalla tradizione artistica cinese che incarna, appunto, un vero e proprio “percorso” di scoperta e maturazione, sia poetica che personale. Scrive Bashō:

C’è un elemento comune che attraversa la poesia di Saigyō, la renga di Sōgi, la pittura di Sesshū e la cerimonia del tè di Rikyū. È lo spirito poetico o fūryū: seguire la creazione, divenire amico delle stagioni (Nihon koten bungaku taikei 日本古典文学大系, trad. Origlia). Leggi tutto “Oltre lo stile”

Presente scandinavo

Una lettura della raccolta curata da Antonio Parente, E poi più nulla. Antologia di haiku finlandesi, Novi Ligure, Joker Edizioni, 2015, pp. 74 (Euro 13.00).

E poi più nulla è un’antologia di haiku uscita a inizio anno per i tipi delle Edizioni Joker di Novi Ligure, la quale raccoglie il contributo di ben 25 haijin finlandesi, contributo che, come si legge nella nota iniziale di Antonio Parente (curatore e co-traduttore del libro), intende offrire un omaggio simbolico alla popolazione giapponese colpita dal disastro nucleare di Fukushima, avvenuto l’11 marzo 2011.

Capita (purtroppo) raramente di poter leggere, in Italia, componimenti in forma haiku di poeti stranieri e, quando questo avviene, riguarda perlopiù raccolte di pseudo-haiku di autori ben noti al pubblico internazionale (si pensi a Jack Kerouac, Tomas Tranströmer o Alejandro Jodorowsky) o i quattro classici giapponesi: Bashō, Buson, Issa e Shiki.
Dunque saluto con estremo piacere questa antologia, che ha il pregio di proporre voci poetiche inedite e ricche di spunti critici d’interesse, le quali – inscrivendosi in nel più ampio e noto contesto della poesia scandinava, con haijin del calibro di Jörgen Johansson, Tore Sverredal e Ola Sigvardsson – riesce ad enucleare uno stile proprio, sorprendentemente lucido e presente. Leggi tutto “Presente scandinavo”

Lo Zen e lo haiku

Uno studio sull’opera di Shin’ichi Hisamatsu, Zen and the Fine Arts, New York, Kodansha America, 1971, pp. 400.

Un contributo fondamentale alla comprensione dell’estetica dello Zen nelle arti – e nella poesia haiku, in particolar modo – è dato da Shin’ichi Hōseki Hisamatsu (1889-1980), filosofo, studioso e monaco Zen di tradizione Rinzai, già allievo di Kitarō Nishida (1870-1945).
Nella sua opera più famosa, Zen and the Fine Arts, Hisamatsu fa il punto dei suoi studi sull’estetica di matrice Zen, i quali lo avevano portato ad affermare che tutte le arti giapponesi ispirate ai principi zenisti dovessero possedere, per rispondere autenticamente alla dottrina, a sette valori chiave, ossia il fukinsei 不均整 (“asimmetria”), il kanso 簡素 (“semplicità”), il kōko 考古 (“austera dignità”), lo shizen 自然 (“naturalezza”), lo yūgen 幽玄 (“profondità e mistero”), il datsuzoku 脱俗 (“distacco”) e il seijaku 静寂 (“tranquillità”).

È fuori di dubbio che Hisamatsu, perfettamente consapevole che la vera qualità dello Zen risiede al di là delle mere apparenze e dei formalismi, abbia dato un contributo fondamentale alla comprensione delle molteplici influenze dello Zen nella poetica dello haiku. Lo studioso contemporaneo Jens Hvass commenta così il suo primo incontro con l’opera di Hisamatsu (Om Zen-æstetik, 1999): Leggi tutto “Lo Zen e lo haiku”