Su fili di neve

Commento critico allo haiku di Maria Carmela, pubblicato sulla pagina Facebook del Gruppo di studio sullo haiku il 17 novembre 2018.

neve d’autunno –
sul vecchio telaio un ragno
intreccia i fili

Questo haiku di Maria Carmela si caratterizza per il ricorso ad un lessico semplice e mai pretestuoso, che contribuisce a rendere ancor più chiara e coinvolgente la giustapposizione (toriawase 取り合わせ) tra le due immagini presentate.
La prima neve del rigo d’esordio esalta, così, un fascino sobrio e malinconico, recuperando tanto lo spirito classico del sabi 寂 (la bellezza di ciò che è “patinato” dal tempo) quanto una dimensione di solitaria contemplazione (wabi 侘び).
L’“irregolarità” (fukinsei 不均斉) delle forme, direttrice particolarmente ricorrente in queste costruzioni poetiche, cede tuttavia il passo ad una visione più “omogenea” e regolare, alle naturali geometrie della tela di un ragno che, con paziente perizia, dà compimento al proprio lavoro. Leggi tutto “Su fili di neve”

Si oscura il mare: kasen renga

Di seguito presento la celebre kasen renga 歌仙連歌 (“renga di 36 stanze”) Umi kurete 海くれて (“Si oscura il mare”), composta nel 1684 da Matsuo Bashō (1644-1694) insieme a Hayashi Tōyō 林桐葉 (?-1712), Hozumi Tōtō 穂積東藤 (?-?) e Kōzan 工山 (?-?), da me tradotta.

 

I
海くれて鴨の聲ほのかに白し
umi kurete kamo no koe honokani shiroshi

si oscura il mare:
la voce delle anatre
di un indistinto candore…

Bashō Leggi tutto “Si oscura il mare: kasen renga”

Cinque haiku di Abe Midorijo

啓蟄や幼児のごとく足ならし
keichitsu ya yōji no gotoku ashi narashi

risveglio d’insetto –
s’abitua alle zampe
come un bimbo

Da: Kihon kigo gohyaku-sen, Kōdansha, 1986, p. 112

 

秋の蝶山に私を置き去りぬ
aki no chō yama ni watashi wo oki sarinu

la farfalla d’autunno
se ne va lasciandomi
tra le montagne

Da: Haiku kenkyū, Vol. 38, 1971, p. 54 Leggi tutto “Cinque haiku di Abe Midorijo”

Lo haiku in lingua inglese

Le principali linee guida per la composizione di uno haiku,
a cura di Michael Smeer (My Haiku Pond Academy)

Il suggerimento per la composizione di uno hokku da parte di Matsuo Bashō (1644-1694), il grande haijin giapponese, era: «impara le regole e poi dimenticatene.» Anche questa affermazione può essere letta in diversi modi. Io credo che Bashō intendesse dire: non farti ingabbiare da regole/linee guida, ma scrivi haiku in maniera naturale ed immediata. Le linee guida/tecniche dovrebbero passare in secondo piano. Sono appunto “linee guida”, non prescrizioni di legge.

Lo hokku è stato il predecessore dello haiku; era, in particolare, la prima parte (di 17 on) della renga, la quale veniva composta da diversi poeti durante incontri sociali. Lo hokku venne reso celebre, come forma poetica a se stante, da Matsuo Bashō e dai poeti della sua epoca, nella metà del XVII secolo. Masaoka Shiki lo ha poi modernizzato, introducendo il concetto di shasei (“spaccati [della natura”) e adottando regolarmente il termine haiku intorno al 1890. Leggi tutto “Lo haiku in lingua inglese”

Cinque haiku di Mori Sumio

北風に澄み遊ぶごとくに星またたく
kitakaze ni sumi asobu gotoku ni hoshi matataku

vento del Nord:
come stessero giocando, chiare,
brillano le stelle

Da: Mori Sumio, Kashinsha, 1992, p. 132

 

めつむりてひらきておなじ春の闇
me tsumurite hirakite onaji haru no yami

aprendo
e chiudendo gli occhi,
la stessa oscurità di primavera

Da: Haiku e no tabi, Kadokawashoten, 1990, p. 28 Leggi tutto “Cinque haiku di Mori Sumio”

Cinque haiku di Saitō Sanki

広島や卵食ふとき口ひらく
hiroshima ya tamago kū toki kuchi hiraku

Hiroshima –
apro la bocca
per mangiare un uovo

Da: Haiku kenkyū, Vol. 56, 1989, p. 142

 

うつくしき眼と会ふ次の雷待つ間
utsukushiki me to au tsugi no rai matsu kan

aspettando il tuono
m’imbatto
in occhi meravigliosi…

Da: Gendai bungaku taikei, Vol. 69, 1963, p. 475 Leggi tutto “Cinque haiku di Saitō Sanki”

La memoria dei rami

Commento critico allo haiku di Stefania Ferregutti, pubblicato sulla pagina Facebook del Gruppo di studio sullo haiku il 21 settembre 2018.

Foglie ingiallite –
il nome in stampatello
su vecchi diari

Quest’opera della Ferregutti si caratterizza per un profondo senso di malinconia legato allo scorrere inesorabile del tempo (sabi 寂), laddove la solitudine dell’autore non assume, tuttavia, una connotazione negativa, quanto piuttosto un’occasione per lo sviluppo di una consapevolezza poetica capace di coniugare il proprio sentire e le trasformazioni della natura, esaltandone la componente sentimentale (shibo 思慕), pur senza creare una scollatura tra la scena e il protagonista e, dunque, senza mai appesantire la dote immaginifica dello scritto con forme individualistiche.
Così, le foglie ingiallite – simbolo evidente di un autunno appena iniziato – si giustappongono alla riscoperta di un passato più o meno lontano, nel quale l’autrice, allora probabilmente bambina, muoveva i primi passi nell’affermazione del sé in questo mondo, scrivendo il proprio nome a lettere maiuscole (la prima, più immediata e riconoscibile forma espressiva); proprio nel recupero di quei vecchi diari risiede il pregio associativo, nel gesto non registrato (ma affidato all’immaginazione del lettore) dell’apertura di un baule o di una scatola: Leggi tutto “La memoria dei rami”