Cinque haiku di Oscar Luparia

più chiari i giorni
mentre in strada scurisce
l’ultima neve

campo di fiori –
la mano che si abbassa
poi la trattengo

cembro annerito
il ricordo di un fulmine
segna la via

fresco d’altura
chinano il capo al vento
le genzianelle

stracci di nuvole –
appassita anche l’ombra
dei crisantemi

Opere tratte da: O. Luparia, Volta la pagina. Un altro anno di haiku, s.n., 2012.

Link: https://issuu.com/oscarluparia/docs/volta_la_pagina

Oscar Luparia (Vercelli, 1956), è bancario e sindacalista. Avvicinatosi alla poesia giapponese nel 2002, ha ottenuto diversi riconoscimenti sia in Italia che all’estero, comparendo all’interno di importanti siti web e riviste come Haijin Italia, Incense Dreams e Mainichi.
Tra le sue pubblicazioni, ricordiamo: L’attimo che resta (2010), Volta la pagina (2012), L’alta via degli haiku (2014), Nella tazza del tè (2015) e la recente silloge biligue (italiano-inglese) Un tintinnio per strada (2018), scritta a quattro mani con Sonia Maria Bizzarro.
Dal 2011 è membro di giuria del Concorso Internazionale Haiku in lingua italiana bandito dall’Associazione Cascina Macondo.

Una risposta a “Cinque haiku di Oscar Luparia”

  1. Bellissimi haiku!
    E’ davvero un piacere ritrovare qui una selezione di haiku di un autore raffinato come Oscar.
    Li trovo tutti davvero molto speciali… tutti lasciano spazio al lettore per viverli e per completarli poi, attraverso il proprio vissuto.
    Sono tutti molto profondi… sanno sorprendere per la loro limpida semplicità che trascolora sempre in pensieri e visioni che vanno “oltre”.
    Questo è quello che succede quando si leggono haiku che sono davvero haiku.

    Complimenti anche per la scelta di questa selezione e la relativa sequenza… si apre e si chiude con due haiku straordinari.
    Il primo e l’ultimo haiku, infatti, portano “visioni” e “pensieri” che si possono “fondere” o “contrapporre”, intrecciandosi in continue vibrazioni di emozioni.

    In una delle tante chiavi di lettura possibili, la contrapposizione tra il “chiaro” e lo “scuro” dei primi due versi (del primo haiku), continua a rimbalzare tra qualcosa che “inizia” e qualcosa che “finisce”, in un flusso che è dettato dall’uso magistrale della parola “strada”.
    Il tutto viene perfettamente rifinito con il terzo verso, con qualcosa che completa appunto in modo esemplare lo haiku e, nel contempo, lo lascia “aperto” a possibilità molto profonde (quanti infiniti possibili rimandi in quella: “l’ultima neve”).

    L’ultimo haiku, invece di un rimbalzo di contrapposizioni, sembra offrire un susseguirsi di conferme.
    L’autore non fa “vedere” l’appassire dei crisantemi (immagine già decisamente eloquente), porta il lettore “oltre”, catturando la sua attenzione sulla parola “ombra” (di quei “fiori”) che diventa così il vero soggetto. Quell’ombra assorbe ogni residuo di “luce”, è cupa, e rende ancora più “tetro” il legame che è chiamata a fare tra le altre due “immagini” (“appassire” e “crisantemi”).
    Il secondo e il terzo verso portano quindi una profondità davvero impressionante… e allora si torna a leggere il primo verso…
    … che meraviglia la scelta della parola “stracci” (quanti potenziali significati), abbinata poi a “nuvole”, che insieme moltiplicano le “possibilità”.
    Un primo verso perfetto, con un kireji perfetto (tra l’altro, l’uso della parola “nuvole”, che è sdrucciola, riporta la metrica del primo verso a cinque sillabe).
    Un primo verso che introduce un’immagine (a ciascuno la sua) e la lascia appesa (a ognuno il suo tempo) per poi “ribaltarla” (o completarla) con “l’ombra” dei versi successivi.
    Uno haiku davvero bello e profondo che si lega in vari modi al primo, insieme, come detto, aprono e chiudono una splendida selezione.

    Walter Viaggi

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