La leggerezza dell’azzardo

Recensione del libro heads or tails di Jörgen Johansson (Red Moon Press, 2018, pp. 64, $ 15,00)

«Non insistere nel voler riportare subito il momento [di ispirazione]; lascia che esso respiri, che viva. Lascia che ti riveli se è uno haiku, una qualche altra forma poetica o qualcosa di inesprimibile.» Con queste parole, l’editore e critico Jim Kacian, nel suo How to Haiku (Red Moon Press, 2006) intende fornire al lettore gli strumenti per cogliere appieno quello che, in America, viene definito “haiku moment”, ossia l’istante – unico ed irripetibile – nel quale il poeta, divenuto un tutt’uno con la realtà circostante, si lascia da questa attraversare (mono no aware 物の哀れ), cogliendone ogni minima variazione e creando, così, le condizioni necessarie affinché possa nascere un autentico haiku.
Il poeta svedese Jörgen Johansson ha decisamente appreso questa lezione, e con heads or tails – terza raccolta dell’autore edita proprio dalla Red Moon Press – ce ne dà dimostrazione, attraverso un linguaggio poetico caratterizzato da un profondo senso di novità e freschezza (atarashimi 新しい) nel quale l’individuo-poeta, pur senza mai rinnegare la propria individualità, si apre al mondo con semplicità e cuore sincero (magokoro 真心), accordando il proprio sentire alle evoluzioni del momento presente. Leggi tutto “La leggerezza dell’azzardo”

Il ramo del susino

Recensione della raccolta Karumi. Haiku & Tanka di Fabrizio Frosini, Amazon Media EU S.à r.l., 2015, Euro 2,99 (versione e-book).

Karumi. Haiku & Tanka di Fabrizio Frosini è un’opera composita, che si distingue dalle altre sia per il considerevole numero di componimenti presenti (246 tra haiku, senryū e tanka), sia per gli interessanti approfondimenti che aprono il lavoro. In particolare, nella nota introduttiva La poesia giapponese a cura dello stesso autore, questi propone al lettore un excursus storico sulle principali forme poetiche giapponesi dal VI secolo ai giorni nostri, unitamente ad una sintetica ma esaustiva disamina dei caratteri – sia formali che sostanziali – di haiku, senryū e tanka.
Estremamente apprezzabile come, in controtendenza rispetto alla maggior parte degli pseudo-esperti di poesia giapponese che popolano, in particolar modo, i social network italiani, il Frosini dimostri di aver compreso la natura e gli scopi del genere senryū 川柳, che non è un mero haiku privo di kigo 季語, ma un genere completamente diverso, con una propria dignità letteraria e caratterizzato da una sagace penetrazione nell’animo umano, talvolta ironica e talaltra profondamente sentimentale e, a tratti, commovente. Leggi tutto “Il ramo del susino”

Lo spazio tra gli shōji

Una presentazione del libro La tradizione estetica giapponese. Sulla natura della bellezza di Laura Ricca, Carocci editore, 2016, pp. 192, Euro 21,00.

Laura Ricca, yamatologa e ricercatrice presso l’Università di Bologna, con il presente saggio intende avvicinare il lettore italiano ai principali canoni estetici della cultura e dell’arte giapponese, e lo fa coniugando rigore accademico ed immediatezza espositiva.
Delineando, dapprima, i caratteri di wa 和, uno dei quattro principi cardine della cerimonia del tè (insieme a kei 敬, “rispetto”, sei 清, “chiarezza” o “limpidezza”, e jaku 寂, “tranquillità”), e il cui senso è traducibile con “armonia” (in specie, quale derivazione di prosperità ed abbondanza), la Ricca imposta un’analisi sistematica ed onnicomprensiva di quei caratteri che impattano, in particolar modo, sullo sviluppo e sulla corretta comprensione dell’arte nipponica.
Tenendo sempre bene a mente le parole di Giangiorgio Pasqualotto, secondo cui il termine estetica, in Giappone, «va usato non per indicare qualche teoria di ‘bellezza’, ma per riferirsi ad un ambito di pratiche e di sensibilità caratterizzato dall’attività di metter in forma l’esperienza» (Yohaku, 2001), l’autrice accompagna il lettore in un cammino che, prendendo le mosse da un contesto prettamente speculativo, si distende ad abbracciare termini ed espressioni propri del mondo letterario e non come il fūryū 風流, il mono no aware 物の哀れ, il wabi 侘, il sabi 寂, lo shibui 渋い e lo yūgen 幽玄, sino ad approdare al capitolo conclusivo, dedicato al concetto di vuoto o 空. Leggi tutto “Lo spazio tra gli shōji”

Il miraggio dell’ombra

Recensione de Il grande mistero di Tomas Tranströmer, Crocetti Editore, 2011, pp. 80, Euro 9,50.

Il grande mistero (Den stora gåtan), uscito nel 2004 a Stoccolma e proposto per la prima volta in Italia da Crocetti Editore nel 2011, si presenta come una raccolta piuttosto complessa da leggere ed interpretare.

La maggior parte dei componimenti trae ispirazione dall’estetica dello haiku, e dallo yūgen 幽玄 (“profondità e mistero”), in particolar modo. Tuttavia, ad allontanarsi misura sostanziale da questo genere poetico contribuiscono non poco sia la frequente assenza di un solido riferimento stagionale (kigo 季語/kidai 季題) sia, soprattutto, l’impiego (altrettanto frequente) di metafore scaldiche (i cosiddetti kennings, ossia metafore descrittive e cristallizzate, che già a partire dal IX-X secolo maturarono combinazioni semantiche sempre più complesse, contribuendo a definire quel linguaggio criptico che è la cifra più significativa di Tranströmer). Leggi tutto “Il miraggio dell’ombra”

Umanità e poetica

Riflessioni critiche sul libro di Kaneko Tohta, Ikimonofūei. Poetic Composition on Living Things, Red Moon Press, 2011, pp. 92, $ 12,00.

Kaneko Tohta (1919-2018) è stata una delle figure poetiche più significative nel panorama haiku internazionale. Membro di rilievo nel movimento avanguardista del Secondo Dopoguerra, è noto al grande pubblico per essere stato il fondatore della rivista Kaitei 海程 nel 1962, nonché membro attivo e Presidente Onorario della Modern Haiku Association (MHA) di Tokyo sino alla sua morte.
In questo libro – edito dalla Red Moon Press di Jim Kacian e corredato da una pregevole introduzione di Richard Gilbert – Tohta presenta ed analizza, come da titolo, il concetto di ikimonofūei 生き物諷詠 (traducibile come “composizione poetica sulle cose viventi”), in particolare mettendolo a confronto con il kachōfuei 花鳥諷詠 di Takahama Kyoshi (1874-1959). Mentre infatti quest’ultimo pare incanalare l’attenzione dell’osservatore sul solo dato naturalistico in senso stretto (“i fiori e gli uccelli”), considerando l’uomo una figura complementare ma distinta dallo stesso, Tohta ritiene che «se scriviamo haiku unicamente su “uccelli e fiori”, senza includere la totalità della vita, umanità compresa, il nostro registro espressivo si contrarrà di conseguenza», con ciò ritenendo dunque plausibile, oltre che doverosa, l’apertura ad una dimensione finanche soggettiva della realtà, delineando un ideale “nudo e crudo” e non levigato (nama 生) di individuo-poeta (haijin 俳人) capace di ridare allo haiku quella scintilla di umanità che la visione troppo restrittiva del kyakkan shasei 客観写生 (“rappresentazione obiettiva”) di Kyoshi sembrava voler mettere a tacere. Leggi tutto “Umanità e poetica”

Come argilla

Recensione della raccolta The Clay Jar di Caroline Giles Banks, Wellington-Giles Press, 2013, Euro 2,63 (formato e-book).

The Clay Jar è una raccolta di haiku, senryū e haibun pubblicata nel 2013 dalla poetessa americana Caroline Giles Bank (attiva nel panorama letterario internazionale sin dalla fine degli anni Ottanta), uscita quasi in contemporanea alla forse più nota opera Tigers, Temples and Marigolds, edita nello stesso anno sempre per i tipi della Wellington-Giles Press.
Il libro è suddiviso in due parti o, meglio, in due sezioni: la prima racchiude oltre un centinaio di componimenti appartenenti sia al genere haiku che senryū, mentre la seconda presenta nove haibun, genere nel quale la Banks si cimenta ormai da diversi anni con esiti decisamente positivi.
Come di consueto in una raccolta in lingua inglese, gli scritti appartenenti alla prima sezione non seguono lo schema metrico in 5-7-5 sillabe, ma ne adottano uno più fluido e “libero”, foneticamente aderente al modello breve-lungo-breve, con alcune sporadiche eccezioni che, tuttavia, non scalfiscono l’evocatività delle scene in esse racchiuse. Leggi tutto “Come argilla”

Nel cuore delle cose, senza attaccamenti

Una lettura di Snow in a Silver Bowl. A Quest for the World of Yūgen di Hiroaki Sato (Red Moon Press, 2013, pp. 122, $ 12).

Snow in a Silver Bowl è un saggio del 2013 scritto dal professor Hiroaki Sato, noto studioso di letteratura giapponese e traduttore, nonché Past President della Haiku Society of America (HSA) dal 1979 al 1981, il cui scopo è quello di indagare le origini e i tratti distintivi dello yūgen 幽玄, principio estetico di fondamentale importanza nell’arte nipponica, e dunque anche nell’approccio allo haiku.
Tradotto, in genere, come “oscuro e indistinto”, questo termine viene fatto risalire al VI-VII secolo, periodo di forte penetrazione della cultura (e del pensiero) cinese in Giappone. Più nel dettaglio, secondo Sato, l’origine dello yūgen risiederebbe in tre fondamentali direttrici culturali: il Taoismo (in particolare, nel valore dell’”ineffabile” espresso nel Daodejing 道德經), la poesia giapponese di epoca Heian e il teatro 能, letto alla luce di principi codificati da Motokiyo Zeami (1363-1443 circa). Leggi tutto “Nel cuore delle cose, senza attaccamenti”

Come brezza d’estate

Recensione della raccolta La carezza del vento di Maria Laura Valente, Associazione Culturale “Luna Nera”, 2018, pp. 80, Euro 12,00.

La carezza del vento rappresenta la silloge d’esordio di Maria Laura Valente, haijin di talento già piuttosto nota nel panorama haiku internazionale, che con questo lavoro ha inteso raccogliere cinquanta dei suoi più significativi componimenti, accompagnando ciascuno a quattro traduzioni in lingua straniera: giapponese, inglese, francese e russo.
Da un punto di vista stilistico, le opere presentano nella maggior parte dei casi due immagini distinte, separate da una cesura segnica (la lineetta “–“), con il primo ku 句 che occupa il rigo di apertura, proponendo un’associazione armonizzante o un ribaltamento prospettico nei due versi finali:

orfanotrofio –
la carezza del vento
sulle ginestre

La giustapposizione (toriawase 取り合わせ) apre così la lettura e l’interpretazione ad un sillogismo limpido e credibile, laddove il poeta, lungi dal voler imporre una data direzione all’esperienza che inevitabilmente fluisce dal dettato poetico, ne esalta all’opposto l’imprevedibilità, enfatizzando ogni più semplice aspetto del quotidiano con sorprendente leggerezza (karumi 軽み). Leggi tutto “Come brezza d’estate”

Un nuovo firmamento

Recensione della raccolta A Constellation of Songs di Christina Sng, Vancouver, Allegra Press, 2016, pp. 14 (prima pubblicazione a cura dell’Origami Poems Project, Rhode Island, luglio 2016).

A Constellation of Songs è la prima, organica raccolta di haiku della poetessa e scrittrice singaporiana Christina Sng e racchiude, oltre ai componimenti, due dipinti sumi-e 墨絵 prodotti dalla stessa autrice e dalla figlia.
La raccolta è piuttosto breve, comprendendo un totale di soli 18 scritti suddivisi in 6 sezioni, ma ben rappresenta le doti poetiche della Sng nel campo della poesia haiku, doti che, specie negli ultimi due anni, l’hanno portata a vincere diversi premi a livello internazionale e ad imporsi, così, come una delle voci più convincenti del panorama poetico attuale, non solo asiatico.
Il tema principale è la “vita” nel suo evolversi, maturare e giungere alla fine, proponendo un percorso circolare di crescita a tratti commovente, che raggiunge l’apice nella sezione intitolata The Elation of Life (“L’ebbrezza della vita”), laddove l’individuo-poeta (lo haijin 俳人) diviene un tutt’uno con la realtà naturalistica che lo circonda, attraverso un’immersione che è al contempo estetica (tanbi 耽美) ed estatica (storm clouds/ my heart/ in a teacup; “nubi di tempesta/ il mio cuore/ in una tazza da tè”). Leggi tutto “Un nuovo firmamento”

Oltre lo stile

Prefazione alla raccolta di Antonella Tissot, Cha no yu e fiori sdraiati sul tatami, Roccafranca, La Compagnia della Stampa Massetti Rodella Editori, 2016, pp. 88, Euro 12,00.

Cha no yu di Antonella Tissot è il risultato tanto di un processo linguistico semplice e lineare quanto di uno studio attento delle origini e dei valori estetici fondamentali dello haiku. La suddivisione dell’opera in quattro Sezioni – una per ciascuna stagione – non vuole rappresentare una mera classificazione formale degli eventi, quanto piuttosto quel cammino circolare di ricerca che, partendo dall’individuo-poeta (Io haijin 俳人), torna a quest’ultimo arricchito di quella verità poetica che costituisce, in ultima istanza, la cifra più significativa di questo genere. Si tratta, naturalmente, del fūryū 風流, termine mutuato dalla tradizione artistica cinese che incarna, appunto, un vero e proprio “percorso” di scoperta e maturazione, sia poetica che personale. Scrive Bashō:

C’è un elemento comune che attraversa la poesia di Saigyō, la renga di Sōgi, la pittura di Sesshū e la cerimonia del tè di Rikyū. È lo spirito poetico o fūryū: seguire la creazione, divenire amico delle stagioni (Nihon koten bungaku taikei 日本古典文学大系, trad. Origlia). Leggi tutto “Oltre lo stile”