Cinque haiku sui cachi

渋かろか知らねど柿の初ちぎり
shibukaro ka shiranedo kaki no hatsu chigiri*

se sarà aspro
non mi è dato sapere –
primo caco raccolto

Fukuda Chiyo-ni (1703-1775)

* L’espressione hatsu chigiri 初ちぎり può significare sia la prima raccolta (di cachi) dell’anno, sia lo scambio delle promesse nuziali

Da: J. Nakamoto (a cura di), Kaga no Chiyo zenshū, Kaga no Chiyo zenshū kankō-kai, 1955, p. 12

渋ゐ所母が喰けり山の柿
shibui toko haha ga kuikeri yama no kaki

la mamma addenta
le parti più aspre –
cachi di montagna

Kobayashi Issa (1763-1828)

Da: Shinano Kyōikukai (a cura di), Issa zenshū, Vol. 1, Shinano Mainichi Shinbunsha, 1976, p. 590 Leggi tutto “Cinque haiku sui cachi”

Cinque haiku di Harako Kōhei

戦後の空へ青蔦死木の丈に充つ
sengo no sora e aotsuta shiboku no take ni mitsu

la giovane edera
puntando al cielo del Dopoguerra
avvolge un albero morto

Da: Gendai no shūku, Iizuka Shoten, 1988, p. 74

白鳥吹かれくる風媒の一行詩
hakuchō fukarekuru fūbai no ichigyōshi

il cigno
preso e portato dal vento –
poema a un solo verso

Da: Haiku Kenkyū, Vol. 47, 1980, p. 40 Leggi tutto “Cinque haiku di Harako Kōhei”

Metodologia e limiti nel tradurre gli haiku

Per George Steiner, critico e saggista francese, tradurre non è solo un processo letterario di tipo traspositivo, quanto una vera e propria “esperienza esistenziale” (Après Babel, 1975). È innegabile, infatti, che il confronto con un testo straniero – ancor più se poetico – richiede una sensibilità particolare nell’approcciarsi allo stesso e la ricerca di una forma che, per quanto possibile, ne riesca a preservare il senso, pur con fisiologiche perdite sui fronti metrico, ritmico e in certi casi semantico.
Il legame che si viene a creare con lo scritto è per molti versi intimo e viscerale, e la versione che ne è frutto è nondimeno l’esito di un processo che, al di là delle competenze tecniche di decodifica, coinvolge il sentimento personale di chi traduce, dando vita così ad un’opera dotata a sua volta di dignità letteraria(1).
In tale contesto lo haiku 俳句 non fa eccezione. La sua estrema brevità, sebbene facilmente equivocabile ed interpretabile come “semplicità” espressiva, tende all’opposto a rendere conto al traduttore di una serie di limiti pressoché invalicabili. Leggi tutto “Metodologia e limiti nel tradurre gli haiku”

Cinque haiku di Katō Shūson

カフカ去れ一茶は来れおでん酒
Kafuka sare Issa wa kitare odenzake

fuori Kafka,
dentro Issa –
sake con oden*

*L’oden (おでん) è un piatto tipico giapponese (la cui ricetta risale al periodo Muromachi) che comprende diversi ingredienti, come uova, patate, zucca e pasta di pesce stufati in una zuppa insaporita con soia.

木の葉ふりやまずいそぐないそぐなよ
konoha furiyamazu isogu na isogu na yo

le foglie
seguitano a cadere:
non correte… non correte… Leggi tutto “Cinque haiku di Katō Shūson”

Cinque haiku di Mori Sumio

北風に澄み遊ぶごとくに星またたく
kitakaze ni sumi asobu gotoku ni hoshi matataku

vento del Nord:
come stessero giocando, chiare,
brillano le stelle

Da: Mori Sumio, Kashinsha, 1992, p. 132

めつむりてひらきておなじ春の闇
me tsumurite hirakite onaji haru no yami

aprendo
e chiudendo gli occhi,
la stessa oscurità di primavera

Da: Haiku e no tabi, Kadokawashoten, 1990, p. 28 Leggi tutto “Cinque haiku di Mori Sumio”