Cinque haiku di Rinka Ōno

子の髪の風に流るる五月来ぬ
ko no kami no kaze ni nagaruru gogatsu kinu

i capelli del bambino
mossi dal vento –
l’arrivo di maggio

Da: Ōno Rinka-shū, Haijin kyōkai, 1978, p. 6

 

柿食うて暗きもの身にたむるかな
kaki kūte kuraki mono mi ni tamuru kana

mangiando cachi
qualcosa di oscuro s’accumula
nel corpo…

Da: Shōwa haiku no kaika, Vol. 9, Rippūshobō, 1980, p. 63 Leggi tutto “Cinque haiku di Rinka Ōno”

Cinque haiku di Hasegawa Kanajo

摩利支天の露店の上や春の月
Marishiten no roten no ue ya haru no tsuki

sopra i banchi
della festa di Marishi-ten –
luna di primavera

Da: Teihon Kanajo kushū, Vol. 1, 1964, p. 9

 

雨音の右手の雲に夏の月
amaoto no migite no kumo ni natsu no tsuki

rumore di pioggia –
tra le nuvole a destra
la luna d’estate

Da: Haiku, Vol. 58, Kadokawashoten, 2009, p. 285 Leggi tutto “Cinque haiku di Hasegawa Kanajo”

Le campane del tempio

Recensione della raccolta Within/without di Kokū Andy McLellan, 2018, pp. 35.

Within/without è una raccolta di haiku e haibun 俳文 (“scritti haikai”) di Andy McLellan, poeta e novizio Zen residente a Canterbury, nel Regno Unito. Corredata dalle pregevoli illustrazioni di Cristina Omichi-Smith, essa si presenta come un’opera composita, non tanto da un punto di vista stilistico – sempre pulito ed essenziale – quanto nei contenuti, che spaziano dalla pura e semplice contemplazione del dato naturalistico alla riproposizione, secondo dinamiche poetiche mai riduttive, di eventi di cronaca, come il bombardamento di Damasco del 14 aprile scorso:

sparrow dust bath
Damascus wakes after
a night of bombing

bagno di polvere del passero
Damasco si risveglia dopo
una notte di bombardamenti Leggi tutto “Le campane del tempio”

Ciò che le foglie non dicono

Prefazione alla racolta 365 Haiku. Impermanenza e Eternità di Gaia Ortino Moreschini (Edizioni Helicon, 2014, pp. 392).

«La natura non è altro che una poesia enigmatica»
– Michel Eyquem de Montaigne, da Saggi (1571)

365 Haiku di Gaia Ortino Moreschini cattura subito l’attenzione del lettore per quel delicato approccio al dato naturalistico che caratterizza l’opera nel suo complesso. È come se la realtà ripiegasse su se stessa, mutando forma ma non contenuto, mentre l’osservatore inesorabilmente si confronta con l’esperienza fàtica del vivere, in uno slancio di consapevolezza che è al contempo attestazione di libertà e confessione d’impotenza.
Gli scritti, fedeli al modello 5-7-5 (per lettura ortografica o metrica) e ad un’imprescindibile aggancio stagionale, danno quasi l’impressione di oscillare tra gli estremi di una raffigurazione del vero e di una più sottile ricostruzione poetica, senza per questo perdere quella dote di spontaneità e naturalezza che rende viva ed efficace l’esperienza haiku. Leggi tutto “Ciò che le foglie non dicono”