Un fiore, un addio

Lettura di uno haiku di Marco Pilotto, pubblicato all’interno del Gruppo di Studio sullo Haiku l’8 giugno 2019.

cadono i fiori
il respiro di nonna
si affievolisce

Questo componimento di Marco Pilotto si caratterizza per un profondo senso di unità tra natura e vicende umane, laddove ciascun ku pare rafforzarsi reciprocamente alla luce di uno shiori しをり (‘fragilità’) dai toni al contempo personali ed universali.
Il respiro (iki 息) nel secondo rigo ‘si affievolisce’, perdendo dunque vigore proprio come quei fiori dalla non meglio precisata tassonomia che in apertura d’opera seguitano a cadere a terra, loro ultimo luogo di riposo; si tratta dunque non solo di un gesto meccanico di inspirazione ed espirazione, ma più in generale di quel soffio vitale (inochi 命) che anima ogni cosa e che in questi tre versi segue ora un movimento “verticale” (la gravità che spinge al suolo i fiori), ora uno “orizzontale” (la nonna verosimilmente stesa a letto).

Pilotto, tuttavia, non carica il testo di emotività, limitandosi piuttosto a riportare la scena con un’oggettività che non indica certo distacco, quanto necessità di rendere quanto più aperta possibile la figurazione dell’evento, così da permettere al lettore di leggervi una propria esperienza.
Il dettato poetico è dunque semplice ed essenziale (kanso 簡素) e crea un equilibrio tanto delicato quanto sincero tra eterno e contingente (si rimanda qui al concetto di fueki ryūkō 不易流行), grazie anche ad un coinvolgimento sensoriale esteso: vista, olfatto, udito e verosimilmente anche tatto, posto che i fiori avvizziti nel primo ku sono associabili alla fragile pelle della nonna anziana, la cui mano, forse, è stata stretta dal nipote prima dell’addio.

L’assenza di una marcatura segnica dello stacco (kireji 切れ字) rende identificabile lo stesso solo attraverso la lettura, ma non ne pregiudica il peso specifico; la giustapposizione avviene dunque in maniera morbida e spontanea, allineandosi anche stilisticamente al tenore complessivo del componimento.

Da notare l’uso accorto dei suono ‘f’ e ‘s’ che contribuisce a rendere, anche a livello fonetico, un movimento sottile e appena sussurrato, laddove invece la vocale aperta ‘o’ (‘cadono’ i ‘fiori’) dona circolarità e reiterazione alla scena iniziale.


我袖に一息つくや負け蛍
waga sode ni hito iki tsuku ya make hotaru

sulla mia manica
si posa un respiro –
lucciola esausta

Kobayashi Issa (1763-1828)

Immagine: Nakayama Sugakudo (1859)

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